La morte di Stefano Cucchi, ancora omertà al regina coeli.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha provato ad entrare ieri pomeriggio nel carcere dove il fratello era uscito in condizioni orribili per essere ricoverato al Pertini dove poi è deceduto, la risposta dei funzionari del penitenziario è stata irremovibile: “Lei non può entrare, è parte in causa”.
Ilaria era accompagnata dal senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica (anche in questa occasione si vede qual’è l’unico partito composto da persone oneste e compassionevoli a differenza di tutti gli altri) che sabato scorso era rimasto per qualche ora all’interno del penitenziario. Niente da fare:”il senatore può entrare, lei no”. Perfetta fotografia della situazione burocratica, omertosa, inumana della società italiana di oggi. Neanche di fronte a un quasi certo delitto, ad opera di aguzzini ben divisi tra componenti dei carabinieri e polizia penitenziaria, con l’aiuto di medici e infermiere/i dell’ Asl Roma B Pertini.
Ilaria ha ribadito: “Dai referti medici risulta che Stefano aveva detto di essere caduto alle 23 del 15 ottobre (il giorno dell’arresto, ndr), ma non è andata così. A quell’ora mio fratello era ancora a casa: i carabinieri l’hanno fermato alle 23.30. Verso l’1.30, Stefano è rientrato con cinque carabinieri, tre in borghese e due in divisa, che dovevano fare un’ispezione. Lui stava benissimo, e i carabinieri non hanno trovato nulla”. Nessun segno sul volto del fratello, apparente tranquillità tra i militari. “Mentre lo portavano via, ci hanno detto che il giorno dopo Stefano sarebbe tornato a casa, perché gli avrebbero concesso gli arresti domiciliari” racconta Ilaria, che aggiunge: “So per certo che Stefano, al momento dell’arresto, aveva chiesto di contattare l’avvocato Maranella, ma gli è stato negato. Questa è una grave violazione del diritto”. E un altro punto oscuro di una vicenda piena di buchi e contraddizioni.
“Cerco risposte, ho diritto ad averle”. Il direttore sanitario dell’Asl Roma B, Antonio D’Urso, ha emesso una nota a difesa del Pertini, l’ospedale dove Stefano è morto: “Durante il ricovero i medici dell’ospedale hanno curato con attenzione e professionalità Cucchi, evidenziandone al contempo un atteggiamento scarsamente collaborativo verso le cure”. Ilaria esplode: “Io rispondo che sulla morte di mio fratello c’è una grande responsabilità della struttura medica: non si può morire disidratati in un ospedale”. Domani pomeriggio la donna sarà ascoltata dal pm Vincenzo Barba.
Via antefatto.it
Ancora l’ostinazione e un odore acre di coda di paglia che brucia, la volontà ferrea di coprire qualcuno anche rovesciando sale sulla ferita di una famiglia che ha perso un figlio, un fratello senza un motivo. Questo non è un film, questa è la realtà! Guardate la foto all’inizio della pagina potrebbe succedere a vostro figlio, a vostro fratello o sorella, potrebbero ucciderlo oggi e rimanere impuniti coperti da forze dell’ordine, istituzioni e anche da chi giura di salvare vite umane. Potreste venirlo a sapere da un ordinanza che autorizza l’autopsia quando è già morto, senza che nessuno vi abbia avvisati. Rimbalazati per settimane senza poterlo vedere all’ospedale per chissà quale fantomatico permesso e poi sentirvi dire che è caduto dalle scale! Un corpo tumefatto in viso, un occhio rientrato, vertebre rotte e segni su tutto il corpo. Pazzesco!
Non siete preoccupati del girone dell’Inferno dove siamo finiti? E’ un incubo, il peggiore che potessimo mai avere l’omicidio di stato.
Ecco ora è il momento della Vendetta.
Fra pochi giorni è il 5 novembre, qualcuno di voi conosce la storia della congiura delle polveri?
E’ arrivato il momento di fare qualcosa tutti insieme è ora di riprendersi l’Italia in mano a delinquenti vestiti bene.
Il Bugiardo, 2 volte bugiardo… probabilmente anche 3.
Riporto questo articolo da il fatto quotidiano:
Due volte bugiardo, Clemente Mastella. La prima volta, quando finge di essere il suo avvocato, Titta Madia, al cronista de ‘Il Fatto’ che cercava il legale per alcuni ragguagli e compone per sbaglio il numero dell’ex ministro. La seconda volta, quando in conferenza stampa a Napoli insinua che la bufera giudiziaria gli era stata preannunciata il giorno prima da quella telefonata. “Desidero ringraziare il giornalista de ‘Il Fatto’, così ho saputo le notizie un giorno prima”. Il nostro cronista non ha rivelato nulla in anteprima e nulla peraltro aveva da rivelare: chiedeva solo informazioni sull’udienza preliminare in corso davanti al Gup di Napoli, relativa al primo troncone dell’inchiesta sull’Udeur: quella mattina se n’era svolta una, l’ultima è in calendario lunedì prossimo. Il nostro cronista voleva conferma dello stralcio della posizione di Mastella e il giorno dop o infatti è uscito un articolo su questa notizia. Tutto qui. Il resto sono solo fandonie, e il file audio della conversazione lo dimostra. (ascolta l’audio-video in basso)
Peccato non essere più nel medioevo vero clemente? Maledetti computer che non si fanno mai i fatti loro!
Purtroppo nell’ era digitale vieni sbugiardato dopo poche ore e se hai sparato menzogne, come in questo caso, lo scoprono tutti. Non sono un giudice ma posso dire con abbastanza sicurezza che probabilmente tutto ciò di cui sei accusato con tutta la famiglia (“i mastella’s”) corrisponde a verità.
Ciancimino, i ROS lo tengono sotto sorveglianza
L’ansa di oggi riporta questa notizia:
Mafia: Ciancimino, ancora episodi inquietanti
PALERMO – “Non so se mi va più di continuare. Sono molto stanco. Anche per questo, oggi, sono qui davanti ai magistrati”. L’ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia, Vito, prima del nuovo interrogatorio che sta rendendo davanti ai pm di Palermo e Caltanissetta.
A giustificazione del suo sfogo Ciancimino, che sta raccontando ai magistrati della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, ha raccontato un episodio che ha definito “preoccupante”. “Ieri sera – ha detto – alla vigilia delle importanti dichiarazioni che dovrò rendere sui carabinieri del Ros, la mia scorta, mentre mi riaccompagnava nella mia casa di Bologna, insospettita dalla presenza di due persone, davanti al palazzo, ha deciso di fare un controllo. Si trattava di due carabinieri del Ros, armati, che hanno dichiarato di essere lì per indagini”. “La scorta – ha proseguito – li ha identificati e ha fatto una relazione di servizio che ha trasmesso alle procure di Palermo e Caltanissetta”. Ciancimino nel raccontare della trattativa ha parlato del ruolo svolto dagli ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, intermediari – a suo dire – tra le istituzioni e Don Vito Ciancimino che agiva per conto dei corleonesi, nella cosiddetta trattativa.
Ai giornalisti che gli chiedevano commenti sulle dichiarazioni dell’ex presidente dell’Antimafia Luciano Violante che ha definito il papello consegnato da Ciancimino ai magistrati una “bufala”, il figlio dell’ex sindaco ha risposto: “non voglio entrare nel merito, i magistrati sanno valutare. Certo è singolare che c’é gente che ritrova la memoria dopo 17 anni”. Il dichiarante si riferisce al fatto che Violante, solo quest’anno, ha ricordato che Vito Ciancimino gli chiese un incontro, nel ‘92, attraverso l’allora colonnello del Ros Mario Mori.
Bene, se ci fossero ancora dubbi sul coinvolgimento e la volontà di far tacere Ciancimino da parte dei ROS l’accaduto fuga ogni dubbio. Una nazione che ha nei suoi reparti speciali e servizi segreti persone preposte a intimidire e a controllare che certi accordi oscuri non escano fuori. O almeno non escano MAI fuori i nomi dei politici coinvolti.
Inutile dire che non si tratta di una coincidenza, sono lì per lui, per tenerlo d’occhio perchè ha parlato. ROS al pari dei picciotti di cosa nostra: siamo all’assurdo più totale.
Nonostante sia stato provato e ammesso dagli stessi soggetti, gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, che trattarono con la mafia il ROS oggi non solo non parla, ma persegue chi lo fa. Il “papello” cioè il documento che testimonia la trattativa tra stato e mafia all’epoca delle stragi di Falcone e Borsellino, potrebbe essere la chiave di volta per sapere finalmente e in maniera ufficiale chi erano i politici coinvolti. Si parla di nomi che sono tutt’oggi presenti nelle nostre istituzioni.
Ora a parte i vari berlusconi, amato, scotti ecc.. quello che più mi fa pensar male (e spesso ci si azzecca) è luciano violante che, riferendosi al papello, parla già di falso senza sapere nei dettagli cosa esso contiene. Detto da uno che dopo aver negato fino all’impossibile di essere mai stato a conoscenza di qualunque trattativa, si ricorda improvvisamente dopo 17 anni che Vito Ciancimino gli chiese un incontro tramite l’allora colonnello dei Ros mario mori.
Violante, al pari di Andreotti, è sempre stato un personaggio subdolo e ambiguo e i più lo ricorderanno per la sua ammissione in parlamento del patto con berlusconi.
Violante che nascondi qualcosa lo sanno tutti, siamo curiosi di sapere fino a dove ti sei spinto.
Pecorella abuso di potere contro 2 cittadini
Scandaloso quello che è successo a due ragazzi onesti e incensurati arrestati dai carabinieri e dal pm che ha disposto il sequestro della loro videocamera perchè hanno OSATO fare delle domande all’avvocato Pecorella.
Qui il video della deuncia.
La giustizia funziona per i potenti, ed è fulminea.
Onesti cittadini trattati come criminali e prelevati di casa alle 6 del mattino per un reato che non esiste. Signori rendetevi conto della gravità della notizia: non siamo più liberi di fare domande scomode ad un politico, non è più possibile chiedere la verità visto che i media domande non ne fanno.
Il reato constestato ai due ragazzi è violazione della privacy.. ci rendiamo conto? E dovranno affrontare un processo, pagare un avvocato e chissà se troveranno un giudice che andrà contro un politico che abusa del suo potere per intimidire.. uno di quei fantomatici giudici rossi come direbbe il famoso cliente della d’addario e i suoi fedeli servi.
Leggete e diffondete, ormai bisogna reagire nei confronti di questi schifosi, che ci rubano metà dello stipendio dalla busta paga e si prendono le tasse per non fare nulla ma fare gli sceicchi ok, ci siamo abituati da quando esiste la repubblica, ma che si permettano di mettere il bavaglio ai cittadini e impedirgli di fare domande NO.. QUESTO NON E’ TOLLERABILE!!!
ALZARE LA TESTA E’ LA PAROLA D’ORDINE.. ITALIANIIIIIIII!!
Mastella e lo stipendio troppo basso.. l’europarlamento degli indegni.

“Una diaria di 290 euro! ‘Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano. Si prende meno che in Italia”. Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all’ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati.
Tratto da repubblica Marco Marozzi – 15 Luglio 2009
Queste le parole del “vostro” europarlamentare clemente mastella che dopo aver scampato un processo, e probabilmente qualche anno di carcere per la sua associazione a delinquere a conduzione familiare (la moglie era indagata e ai domiciliari per concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso ed il tentativo di concussione ai danni del presidente della Regione Antonio Bassolino.. il che è tutto dire).
L’ex ministro della giustizia del PD, trattengo le risate a stento, si è rifugiato nel PDL ed è stato eletto eurodeputato. In questa italia sempre più vergognosa, riusciamo a riciclare anche questa feccia. Ma ecco in dettaglio di cosa si lamenta il disonorevole, passate parola, fatelo leggere ai vostri familiari, amici, e chi più ne ha più ne metta.. chiunque prende meno di 1500 euro al mese avrà da ridire e incazzarsi di fronte a questo schifoso parassita degno di stare nel nostro sistema politico.
“Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro).
Da quest’anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull’inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato.
Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all’anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l’indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati.
I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinati a viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l’escamotage di incassare 1.500 euro in nero a settimana per i viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all’Europarlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro.”
E con tutti i soldi che prende ha la faccia da culo di lamentarsi. In italia la giustizia non esiste, ma mi sembra che anche in europa manchi ultimamente.
SCIOPERO DEI BLOG
Anche io come altri blog aderisco allo sciopero in risposta al DDL Alfano che mina la libertà di informazione sui giornali e su internet. Una legge vergognosa che il capo dello stato firmerà visto che i suoi interessi ormai sono tutt’uno con i marci dei partiti.
Aderisco alla giornata di silenzio per la libertà di informazione online.
Guerra fra procure? Niente di più falso

Consiglio Superiore della Magistratura - Aula Bachelet - Roma, 21 febbraio 2008 (Fotografia © Daniele Scudieri)
Da quant’è che sentite ripetere questa frottola che tutti i giornali e tutte le TV vi stanno raccontando? La sentite la puzza di bruciato? Sentite che qualcosa di falso e di putrido è nell’aria vero? E infatti stanno omettendo e nascondendo come di consueto la realtà di quello che sta accadendo.
Allora vi spiego di cosa si tratta in breve: la procura di Salerno stava indagando da più di un anno la procura di Catanzaro in quanto Salerno controlla Catanzaro se i magistrati e i giudici di quella procura sbagliano o peggio… e qui mi fermo. Fin qui vi è chiaro? Salerno ha il diritto e il dovere di INDAGARE su Catanzaro.. e non viceversa. Appurato questo siete venuti a conoscenza di una cosa che ancora nessun giornalista ha detto pubblicamente, mi sembra una cosa gravissima.
Quello che è accaduto, e che ben pochi sanno, è che Salerno ha prima indagato su De magistris, visto che il suo ex capo Mariano Lombardi e altri magistrati di Catanzaro lo hanno accusato delle peggiori nefandezze, scoprendo che era innocente (ma va????) non solo; si afferma che Luigi De magistris ha fatto il suo lavoro e lo stava facendo perfettamente e le sue inchieste gli sono state tolte per volontà degli stessi indagati: affermazione che fa pensare vero? Immaginate che Olindo e Rosa facciano togliere l’inchiesta al pm che li indaga perchè ha scoperto che hanno ucciso una bambino e la madre e si guistificano urlando al complotto e con la solidarietà della politica trasversale.
De magistris a sua volta aveva fatto delle accuse sempre di fronte ai magistrati di Salerno accusando il suo capo e altri ex colleghi di Catanzaro di aver creato loro la fuga di notizie e aver passato informazioni riservate alla stampa, facendolo così sollevare dall’incarico. Salerno, che è una procura di gente onesta (almeno in questo caso) ha il DIRITTO e il DOVERE di indagare, ha cominciato le indagini e ha scoperto dopo un anno che l’ex capo di De Magistris e gli altri magistrati erano legati mani e piedi con politici, mafiosi, imprenditori, giornalisti ecc.. con cui si scambiavano favori a tutto andare. Occhio, non cominciamo a fare distinzioni eh? Politici di centro destra e centro sinistra, ormai è palese che in tv se ne dicono di tutti i colori ma quando c’è da fare affari si amano alla follia.
Ma non solo tutti i giornali stanno tacciando la questione come guerra fra procure e il capo dello stato di fatto sta insabbiando tutto pure lui, se consciamente o meno non mi è dato saperlo visto che non si capisce quando dorme e quando è sveglio, e il CSM invece di punire chi stava palesemente sbagliando ha trasferito sia il capo della procura di Salerno Luigi Apicella che il capo di quella di Catanzaro Enzo Iannelli più altri magistrati: insomma per il CSM indipendentemente da chi ha ragione e chi ha torto sono sullo stesso piano, via tutti, incompatibili.
Incompatibili? Incompatibili???? Cioè una procura scopre che un’altra fa affari sporchi con mafiosi, politici, imprenditori, giornalisti, ti da le prove di questa ragnatela di favori che comprendevano assunzioni, crezione di finte società per far sparire i miliardi di euro della comunità europea e tu trasferisci tutti? Ma che razza di persone sono al CSM? Ma è gente che ha studiato legge o ha studiato come il gatto nasconde la merda nella sabbia? Non sarà per caso il fatto che il VICE PRESIDENTE del CSM Mancino aveva rapporti con Saladino, il perno su cui ruota tutta l’inchiesta Why not? Io ho un fortissimo dubbio.
E questa dovrebbe essere la massima espressione di giustizia in italia? Sono una barzelletta.
E Napolitano li aiuta a scavare invece di fare il presidente e dire quello che è successo e prenderne i dovuti trasferimenti ma vabbè abbiamo già appurato che non lo farà mai.
Volete sapere cosa avrebbero dovuto fare? Se lo chiedi a un bambino di 3 anni ti saprebbe rispondere: i cattivi vanno in prigione. Direi che il bambino di 3 anni può fare il presidente della repubblica, o essere membro del CSM, ne ha più diritto di quelli che lo compongono attualmente.
Prendi i magistrati colpevoli, li ingabbi!
Prendi de magistris, lo rimetti a capo delle 3 inchieste, si fa il processo, ingabbi tutti gli altri colpevoli chiunque essi siano soprattutto i politici visto che bisogna dare un avviso a tutti quanti: chi sbaglia PAGA.
Ma tutto questo non basta. Se c’è qualche giornalista che ha seguito tutta la storia e la vuole raccontare lo sbattono fuori. E’ accaduto a Carlo Vulpio il giornalista del corriere della sera che stava facendo un ottimo lavoro e seguiva l’inchiesta Toghe lucane, che dopo aver pubblicato un articolo ha ricevuto una chiamata dal suo direttore Paolo Mieli, vi riporto quello che gli è accaduto scritto da lui stesso sul suo sito:
Avevo fatto una battuta: avevo detto: i giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti. Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato “trasferito” anch’io.
E’ stato la sera del 3 dicembre, dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori.
http://www.carlovulpio.it/Lists/Roba%20Nostra/DispForm.aspx?ID=12
Come sempre, non solo durante questa inchiesta, ma perché questo è il mio modo di lavorare, avevo “fatto i nomi”. E cioè, non avevo omesso di scrivere i nomi di chi compariva negli atti giudiziari (il decreto di perquisizione dei magistrati di Salerno, che trovate su questo blog in versione integrale) non più coperti da segreto istruttorio. Tutto qui. Nomi noti, per lo più. Accompagnati però da qualche “new entry”: per esempio, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
Con una telefonata, il giorno stesso dell’uscita del mio articolo, la sera del 3 dicembre appunto, invece di sostenermi nel continuare a lavorare sul “caso Catanzaro” (non chiamiamolo più “caso de Magistris”, per favore, altrimenti sembra che il problema sia l’ex pm calabrese e non ciò che stanno combinando a lui, a noi, alla giustizia e alla società italiana), invece di farmi continuare a lavorare – dicevo –, come sarebbe stato giusto e naturale, sono stato sollevato dall’incarico.
Esonerato. Rimosso. Congedato. Trasferito.
Con una telefonata, il mio direttore, Paolo Mieli, ha dichiarato concluso il mio viaggio fra Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme. Un viaggio cominciato il 27 febbraio 2007, quando scoppiò “Toghe Lucane” (la terza inchiesta di de Magistris, con “Poseidone” e “Why Not”). Un viaggio che mi fece subito capire che da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima all’interno della magistratura e in Italia.
Tanto è vero che successivamente ho avvertito la necessità di scrivere un libro (“Roba Nostra”, Il Saggiatore), che, dicevo mentre lo consegnavo alle stampe, “è un libro al futuro”. Una battuta anche questa, certo, perché come si fa a prevedere il futuro? In un libro, poi, che si occupa di incroci pericolosi tra politica, giustizia e affari sporchi… Ma si vede che negli ultimi tempi le battute mi riescono piuttosto bene, visto che anche questa, come quella sul “trasferimento” dei giornalisti, si è avverata.
Avevo detto – e lo racconto in “Roba Nostra” – che in Basilicata l’anno scorso è stato avviato un esperimento, che, se nessuno fosse intervenuto, sarebbe stato riprodotto da qualche altra parte in maniera più ampia e più disastrosa.
E’ accaduto che mentre la procura di Catanzaro (c’era ancora de Magistris) stava indagando su un bel numero di magistrati lucani, di Potenza e di Matera, la procura di Matera (gli indagati) si è messa a indagare sugli indagatori (de Magistris). Come? Surrettiziamente. E cioè? Si è inventato il reato di “associazione a delinquere finalizzato alla diffamazione a mezzo stampa” e ha messo sotto controllo i telefoni di cinque giornalisti (me compreso) e un ufficiale dei carabinieri (quello delegato da de Magistris per le indagini sui magistrati lucani). Così facendo, i magistrati indagati hanno potuto conoscere cosa si dicevano gli indagatori (de Magistris e l’ufficiale delegato a indagare).
Avvertivo: guardate che così va a finire male.
Chiedevo: caro Csm, caro Capo dello Stato, intervenite subito.
Niente. Nemmeno una parola, un singulto, un cenno. Nemmeno quando era chiaro a tutti che quei magistrati lucani, al di là di ogni altra considerazione, vedevano ormai compromessa la loro terzietà. Un magistrato – si dice sempre, e a ragione -, come la moglie di Cesare, deve non soltanto “essere”, ma anche “apparire” imparziale, terzo, non sospettabile di alcunché. Per i magistrati lucani, invece, non è così. Nonostante siano parti in causa, essi continuano a indagare sugli indagatori, chiedono e ottengono proroghe di indagini (siamo alla quarta) perché, dicono, il reato che si sono inventati, l’associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, è complicatissimo. E rimangono al proprio posto nonostante le associazioni regionali degli avvocati ne chiedano il trasferimento, per consentire un funzionamento appena credibile della giustizia.
Niente. Si è lasciato incancrenire il problema ed ecco replicato l’esperimento a Catanzaro. La “guerra” fra procure non è altro che la riproduzione di quel corto circuito messo in atto da indagati che indagano sui loro indagatori, affinché, rovesciato il tavolo e saltate per aria le carte, non si sappia più chi ha torto e chi ha ragione perché, appunto, “c’è la guerra”. E dopo la “guerra”, ecco la “tregua” o, se preferite, “l’armistizio” (così, banalmente ma non meno consapevolmente, tutti i giornali, salvo rarissime eccezioni di singoli commentatori).
Guerra e tregua. E’ questo il titolo dell’ultima, penosa sceneggiata italiana su una vicenda, scrivo in “Roba Nostra”, che è la “nuova Tangentopoli” italiana. Quando, sei mesi fa, è uscito il libro, qualcuno mi ha chiesto se non esagerassi. Adesso, l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dichiara: “Ciò che sta accadendo oggi è peggio di Tangentopoli”. E Primo Greganti, uno che se ne intende, ammette anche lui, che “sì, oggi è peggio di Tangentopoli”.
Infine, una curiosità, o una coincidenza, o un suggerimento per una puntata al gioco del Lotto, fate voi.
Mi hanno rimosso dal servizio che stavo seguendo a Catanzaro il 3 dicembre 2008. Esattamente un anno prima, il 3 dicembre 2007, Letizia Vacca, membro del Csm, anticipava “urbi et orbi” la decisione che poi il Csm avrebbe preso su Clementina Forleo e Luigi de Magistris. “Sono due cattivi magistrati, due figure negative”, disse la Vacca. E Forleo e de Magistris sono stati trasferiti. Per me, più modestamente, è bastata una telefonata. Ma diceva più o meno la stessa cosa. Diceva che sono un cattivo giornalista.
Carlo Vulpio
Assurdo vero? E’ un’ ingiustizia siete d’accordo?
Ma il bello deve ancora venire perchè i magistrati indagati hanno proclamato alla stampa che sono stati perquisiti illagalmente e hanno gridato allo scandalo. Lo scandalo vero è che abbiano il coraggio di parlare (in quanto indagati dovrebbero starsene zitti visto che non hanno alcun diritto di aprire quella fogna) ma soprattutto parlano di perquisizione illegale quando Salerno era da un anno che chiedeva la documentazione prodotta da De magistris perchè ormai avevano capito come lo avevano incastrato e avevano il sospetto (fondatissimo) che le carte sarebberp state modificate o archiviate. Così dopo un anno sono passati ai fatti e hanno perquisito la procura di Catanzaro mandando la polizia giudiziaria, e questo fa parte del loro diritto anzi, DOVEVANO farlo.
Anche qui il giornalista Carlo Vulpio ci può spiegare nel dettaglio cosa è successo e qual’è la verità:
CATANZARO – Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell’ inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste «Poseidone» e «Why Not» all’ ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati «favoriti», l’ ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l’ ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l’ ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella «madre di tutte le inchieste» sul marcio nella magistratura (l’ inchiesta «Toghe Lucane», che de Magistris è riuscito a «chiudere» prima di essere frettolosamente trasferito). La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di «Why Not», il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonché governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D’ Ambrosio, che in Csm sostenne l’ accusa per far trasferire de Magistris. Ce n’ è anche per l’ Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente, Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s’ è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell’ Anm. Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari – per aver tolto «illegalmente» a de Magistris «Why Not» e «Poseidone» – il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, il procuratore generale reggente, Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l’ uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d’ Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo «per archiviare illegalmente» la posizione di Mastella («la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa»), ma anche «per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente». Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare.
Se non gli chiudono anche il sito dopo avergli tappato la bocca, troverete il decreto di perquisizione della procura di Salerno nei confronti dei magistrati di Catanzaro ed altri indagati, sono tipo 1700 pagine se avete voglia di vedere cosa c’è scritto, almeno saprete di cosa non vi stanno parlando.
Vi consiglio di stampare questo post e farlo leggere anche ad altri, linkarlo mandatelo via mail, fate quello che volete ma la verità più persone la sanno e meno vengono presi in giro da questa pseudo informazione.
Non sapete quasi nulla di quello che vi accade intorno.
Il giudice dei mafiosi

Corrado Carnevale detto anche “l’ammazza sentenze”, diventerà molto probabilmente presidente della Cassazione grazie all’ennesimo “lodo” del nostro governo e con il benestare dell’opposizione (ma dobbiamo ancora chiamarla opposizione?) che ormai, imperterriti e impermeabili alle urla di indignazione, si continuano a macchiare di leggi salva-reati fregandosene altamente di quello che può pensare il cittadino.. ormai sono senza controllo.
Molti di voi se lo ricorderanno per la storica frase su Giovanni Falcone da lui definito: “un cretino, io certe persone non le rispetto neanche da morte”. Altri per aver annullato sentenze e aver ridato libertà a più di 43 mafiosi, utilizzando qualunque cavillo legale. Egli è stato ed è la dimostrazione di come un mafioso, un corrotto, un farabutto che getta fango e disprezza la morte di un eroe, può fare il giudice in questo stato ormai al collasso.
Tratto da Wikipedia:
Carnevale fu soprannominato l’ammazza-sentenze per aver cassato, in qualità di Presidente della prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, numerose sentenze dei tribunali chiamati a giudicare su temi di mafia, nonché per un processo alla Banda della Magliana, per la Strage del Rapido 904, e per essere stato coinvolto in uno dei maggiori scandali della storia della magistratura italiana.[1]. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo lo coinvolse nel processo Andreotti, dichiarando che “il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale.”[2] “E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi.”[3] Il 29 marzo 1993 la procura di Palermo gli inviò un avviso di garanzia. Dal23 aprile 1993 il magistrato venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Il 29 giugno 2001 fu condannato dalla Corte di Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale lungo l’arco della pena. La sentenza finale in Cassazione del 30 ottobre 2002 lo ha assolto con formula piena, senza rinvio, perché “Il fatto non sussiste”, ribaltando la sentenza della Corte d’Appello che lo aveva condanato per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale lungo l’arco della pena.
Il 21 giugno 2007 è tornato a svolgere l’attività giudiziaria presso la I/a sezione civile della Cassazione.
Bene, è notizia di oggi (tratto dalla repubblica.it) che un certo Luigi Compagna senatore del PDL (è ora di cominciare a fare nomi e cognomi di chi si macchia di questi reati, perchè di reati si tratta anche se non per la legge italiana, ma per me e per chiunque sia onesto lo sono) ha letto questa mininorma incomprensibile alla cittadinanza che non mastica le leggi, ci spiega tutto però la collega della repubblica:
Dice così: “L’articolo 36 del decreto legislativo 5 aprile 2006 n.160, come modificato dall’articolo 2 comma 8 della legge 30 luglio 2007 n.111, è abrogato”. Vuol dire: la disposizione dell’ordinamento giudiziario dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella (2007) per cui, chi fu graziato nel 2004 e ottenne la ricostruzione della carriera non può ottenere posti di vertice oltre i 75 anni, “è abrogata”. La Mastella cancellava la Castelli che invece non poneva limiti d’età. Ora si torna indietro. E si dà via libera a Carnevale.
Per quanto mi riguarda, dopo il tentativo andato a vuoto di salvare Geronzi, Cragnotti e Tanzi per i crack finanziari (e aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie e piccoli risparmiatori) con l’omonimo lodo “geronzi”, il lodo “alfano” per salvare Berlusconi dai processi in cui è imputato e elargito anche a presidente della repubblica, camera e senato, e oggi con il lodo “carnevale” deve essere ben chiaro per tutto il popolo italiano che le parole “lotta alla mafia” se pronunciate da un qualunque politico sono “FALSE”. Il PDL proponendo di riammetterlo esce allo scoperto e ammette pubblicamente i rapporti con le cosche mafiose permettendo di avere un loro affiliato a capo della Cassazione che continuerà ad annullare le sentenze a loro carico, ma soprattutto esce allo scoperto il PD che si è reso complice di questa infamia, non uno dei senatori presenti in aula ha proferito parola. D’altronde la senatrice Anna Finocchiaro ha sempre fatto finta di nulla, basti vedere gli abbracci a schifani quando si è saputo che in passato aveva una società con esponenti di cosa nostra, si è subito schierata a difenderlo pubblicamente: qual’è la differenza fra PD e PDL? NESSUNA.
Rimane solo l’Italia dei valori di Di Pietro, vedremo se denuncierà questo schifo nella giornata di oggi.
Ma ci rendiamo conto di cosa stanno facendo? Avete ancora il coraggio di votare i vari Berlusconi,Veltroni, D’alema, Fassino, Violante che si riempiono la bocca di parole demagogiche e populiste da 40 anni senza aver mai fatto nulla? Anzo qualcosa lo fanno, scrivono e approvano leggi a favore dei mafiosi, dei corrotti e dei banchieri ladri.
Questa non è più democrazia, ficcatevelo bene in testa italiani, piccola nazione di piccoli piccoli uomini.
GIUSTIZIA: SIAMO ALLA FINE DELLO STATO DI DIRITTO
Apprendo dal blog del giornalista indipendente daniele martinelli (www.danielemartinelli.it) un fatto che mi lascia sconcertato, ancora una volta da quello che sta accadendo nel nostro paese.
Due giornalisti dell’espresso sono stati vittime (almeno fino a prova contraria) di una azione di perquisizione da parte della guardia di finanza su mandato del tribunale di napoli.
I giornalisti in questione sono Gianluca di Feo ed Emiliano Fittipaldi, autori delle inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania e che mettevano in relazione le aziende di tutta italia, Camorra e nomi e cognomi dei politici che favorivano questo traffico. I nomi sono stat fatti dal pentito Gaetano Vassallo e vedevano coinvolti il sottosegretario all’economia e coordinatore regionale di forza italia Nicola Cosentino e coordinatore provinciale di forza italia per napoli Luigi Cesare.
Il giorno stesso dell’uscita del settimanale all’alba i 2 giornalisti sono stati svegliati da svariate pattuglie della guardia di finanza che dopo avergli mostrato un mandato di perquisizione hanno controllato e sottratto svariati documenti e hard disks. Come se non bastasse la perquisizione era estesa anche alle automobili e uno scooter. Dopo la perquisizione in casa si è passato alla redazione dell’espresso e anche qui documenti e materiale informatico è stato sottratto. Non sono stati presi solo documenti inerenti all’inchiesta sui rifiuti ma anche di altro genere, e soprattutto privato.
La cosa che fa strano è che è stato mobilitato il reparto GICO della guardia di finanza, quella che si occupa di criminalità organizzata.
A seguito delle perquisizioni gli è stato notificato il loro stato di indagati per violazione del segreto istruttorio e per favoreggiamento al clan dei casalesi: il mondo è piatto!!!
Una delle poche linee editoriali che fa il loro mestiere, e cioè di denunciare qualunque fatto criminoso all’opinione pubblica viene accusata di questa infamia dal tribunale di napoli, aiutare il clan dei casalesi: e in che modo? Denunciando i rapporti di questi traffici con esponenti politici?
Non credo, credo invece che il tribunale di napoli si sia attivato per intimidire i giornalisti e farli cessare le loro inchieste visto che sono usciti nomi “eccellenti”. Eccellenti nell’essere onorevoli di nome e corrotti di cognome.
Questo fatto getta molte ombre sul’operato del tribunale di Napoli, e desta preoccupazione: se anche quei pochi giornalisti che fanno il loro mestiere vengono “minacciati” e “intimiditi” in questo modo così brutale, allora quale futuro ci attende in un paese dove tutto è in mano a una lobby politica ed economica.
polizia italiana.. forze del disordine
Ecco un estratto di un filmato in cui la polizia carica una folla di manifestanti contro la base dal molin di Vicenza. Un diritto e un dovere dei cittadini di opporsi, ma per i poliziotti l’ordine dei politici e a loro volta dei questori e dei prefetti, è di eliminare con la forza chi si oppone al loro volere.
Io in mezzo a queste persone non ho visto un solo bastone, un solo passamontagna, non c’erano black block anarchici: solo donne, uomini e anziani che esprimono il loro pensiero pacificamente.
I momenti più salienti sono quando una donna viene presa e sbattuta a terra da un poliziotto, dopodichè uno di questi esagitati, un picchiatore un delinquente che dovrebbe stare dietro le sbarre e non avere una divisa (quello più alto) si rende autore di violenze inaudite; se poi pensiamo che vengono fatte a persone inermi sedute e con le mani alzate la situazione è ancora più inaudita. L’ultimo atto è quando si scaglia contro un fotografo che gli fa un bel primo piano… eh sì! avere la divisa non vuol dire essere immuni dalle foto delle porcate che fai!
Questo filmato denuncia un modo di comportarsi di cui qualunque poliziotto dovrebbe vergognarsi, rifiutare, e denunciare.. ma si sa siamo in italia, quindi si fa reparto e si lascia che tutto questo accade. I politici comandano voi dovete solo eseguire anche a costo di mandare all’ospedale (o peggio) dei cittadini innocenti. Chissà come mai quando si trovano di fronte le tifoserie di calcio armate e violente peggio di loro scappano, mentre donne anziani e cittadini che di mestiere cercano di sopravvivere non sono violenti quindi da soddisfazione picchiarli vero?
Una vergogna non ho parole, poi non stupitevi se le persone vi guardano in malo modo e non si fidano di voi.
P.S siccome la polizia postale ormai sappiamo chi difende, fatemi il favore di scaricarvi il filmato da youtube prima che lo tolgano, in modo da avere molte copie per poi ricaricarlo. Se non sapete come fare cercate su google come scaricare video da youtube.
